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Giuseppe Tuzzolo

Giuseppe Tuzzolo

BIOGRAFIA

Sandro Pertini:

Una breve nota biografica

Alessandro Pertini nasce, da famiglia benestante – il padre, Alberto, era proprietario terriero - il 25 settembre 1896 a Stella, un piccolo comune, nella provincia di Savona, abitato oggi da poco meno di tremila anime e costituito da cinque frazioni, compresa quella di San Giovanni Battista, nel cui cimitero riposano le spoglie del Presidente, deceduto a Roma il 24 febbraio 1990, al termine di una vita durata 94 anni vissuti intensamente e con passione, pieni di vicissitudini di ogni genere.

Pertini, legatissimo alla madre Maria Muzio, ebbe quattro fratelli: Luigi, il primogenito, divenne pittore; Marion, divenne moglie di un diplomatico italiano; Giuseppe, ufficiale di carriera; Eugenio, scomparso tragicamente nel campo di concentramento di Flossembürg, il 25 aprile 1945, una data emblematica.

Il giovane Pertini compì i suoi studi presso il collegio dei salesiani “Don Bosco” di Varazze, quindi al Liceo “Chiabrera” di Savona, dove ebbe come professore di filosofia Adelchi Baratono, socialista riformista e collaboratore di “Critica Sociale”, di Filippo Turati, che certamente ebbe un notevole peso sulla formazione ideale e politica del giovane. Laureatosi in giurisprudenza presso l’Università di Genova, per qualche tempo esercitò in Savona la professione forense. Si laureò anche in scienze politiche e sociali, nel 1924, presso l’Istituto “Cesare Alfieri”, con una tesi di laurea intitolata “La Cooperazione”.

Le vicende della storia del nostro Paese lo portarono, ancora giovane, nel turbinio della vita civile e politica. Infatti, richiamato nel 1917 come sottotenente, partecipò alla Prima Guerra Mondiale, inviato sul fronte dell’Isonzo e sulla Bainsizza. Pur segnalato dalle Autorità militari quale socialista e neutralista, si distinse per tutta una serie di atti di eroismo, tanto da venire proposto per la medaglia d’argento al valore militare, proposta motivata dal fatto di aver guidato – agosto 1917 – un assalto al monte Jelenik. Dopo la guerra fu poi attivo militante del Partito socialista nelle cui file si iscrisse già nel 1918.

In questo periodo si trasferì a Firenze, ospite del fratello Luigi, dove si iscrisse all’Istituto “Cesare Alfieri” e conseguì, come già detto, la laurea in scienze politiche e sociali. Fu in questa città che Pertini prese contatto con gli ambienti dell’interventismo democratico e socialista vicini a Gaetano Salvemini, ai fratelli Rosselli e ad Ernesto Rossi.

L’avvento del fascismo lo vide subito accanito ed implacabile oppositore. Infatti, nel 1924, dopo il delitto Matteotti, entrò nel P.S.U. e cominciò la sua lotta contro il fascismo e cominciarono subito anche le attività intimidatorie contro la sua persona: il suo studio di avvocato in Savona venne più volte assalito dagli squadristi ed egli stesso subì più volte bastonature.

Il 22 maggio 1925 Pertini viene arrestato a Stella, colpevole di aver distribuito il foglio clandestino Sotto il barbaro dominio fascista, dove veniva messa sotto accusa anche la monarchia, ritenuta corresponsabile del perdurare del regime fascista e delle sue violenze. Nello stesso foglio si esprime sfiducia nei confronti del Senato del Regno, chiamato a giudicare in Alta Corte di Giustizia la eventuale complicità avuta dal generale De Bono nel delitto Matteotti.

Irriducibile come sempre, Pertini, accusato di istigazione all’odio tra le classi sociali, di stampa clandestina, di oltraggio al Senato, di lesa prerogativa della irresponsabilità del Re per gli atti di governo, continuò a propugnare le sue idee sia nell’interrogatorio seguito all’arresto, sia davanti al procuratore del Re e infine durante il dibattimento processuale. Cosa che gli procurò, il 3 giugno 1925, la sua prima condanna: otto mesi di reclusione e ammenda.

Liberato dopo la vittoria in appello, Pertini, naturalmente, proseguì nella sua lotta, tanto che il 9 giugno 1925 riuscì ad appendere alla lapide che ricordava la prigionia di Mazzini, uno striscione con la scritta “Gloria a Giacomo Matteotti”. Tutto ciò gli costò altre bastonature da parte degli squadristi, la più grave delle quali, nell’estate del 1926, lo costrinse al ricovero in ospedale.

Nel novembre 1926, dopo il fallito attentato a Mussolini di Zamponi, Pertini fu oggetto di nuove violenze e costretto a rifugiarsi a Milano. Il 4 dicembre 1926 fu assegnato al confino per la durata di cinque anni, con la proclamazione delle leggi eccezionali antifasciste.

Il giovane Pertini si sottrasse alla cattura rifugiandosi dapprima a Milano, presso Carlo Rosselli, dove conobbe Filippo Turati. Qui fu tra gli organizzatori dell’espatrio di Turati, che accompagnò, prescelto per tale incarico all’ultimo momento, anche in seguito alla sua assegnazione al confino. Dall’8 all’11 dicembre i due trovarono rifugio nella casa di Italo Oxilla a Quigliano, per poi, durante la notte tra l’11 e il 12 dicembre, accompagnati da Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Adriano Olivetti, imbarcarsi su di un motoscafo che, al termine di una tempestosa navigazione, li portò, clandestini ma in salvo, a Calvi in Corsica. Processato per la fuga di Turati, Pertini fu condannato, insieme agli altri, in contumacia al “Processo di Savona” il 14 settembre 1927.

Durante il suo esilio in Francia, Pertini strinse contatti con altri fuoriusciti italiani e prese parte al Congresso della Lega dei diritti dell’uomo a Marsiglia. Si trasferì a Parigi e poi a Nizza, adattandosi anche ai lavori più umili: da tassista a manovale, da muratore a comparsa cinematografica. Naturalmente, non per questo, la sua attività politica ebbe termine, tanto è vero che con il denaro ricavato dalla vendita di una masseria ereditata in Liguria, impiantò una radio clandestina a Eze, vicino Nizza, sotto lo pseudonimo di Jean Gauvin, per fare propaganda antifascista. Per questo fu processato dal tribunale di Nizza e condannato ad un mese di reclusione (pena sospesa per la condizionale) ed ad un’ammenda.

Insofferente alla vita da esule, il 26 marzo 1929, con l’ausilio di un passaporto falso intestato a tale Luigi Roncaglia, cittadino elvetico, tornò in Italia, dove subito prese contatto con la rete clandestina degli antifascisti. Riconosciuto, venne arrestato a Pisa il 14 aprile 1929. Il Tribunale Speciale lo condannò, il 30 novembre 1929, a dieci anni e nove mesi di reclusione, più tre anni di vigilanza speciale. Durante il processo tenne un comportamento sprezzante, rifiutandosi di riconoscere l’autorità del tribunale. All’annuncio della condanna, gridò “Viva il Socialismo”, “Abbasso il fascismo”.

Pertini fu incarcerato a Regina Coeli prima e poi a Santo Stefano, subendo vessazioni che affrontò con dignità. Ammalatosi, nel 1930, fu tolto dal regime di carcere duro e trasferito nella casa per cronici di Turi, dove conobbe, divenendone amico, Antonio Gramsci.

Nell’aprile 1932 venne trasferito al sanatorio giudiziario di Pianosa, dove le sue condizioni di salute peggiorarono al punto che la madre volle presentare istanza di grazia, cosa che per la prima volta determinò un incrinamento nei rapporti con il figlio. Infatti, Pertini, durante la sua prigionia rifiutò sempre di impetrare la grazia e respinse la domanda della madre con parole durissime sia per l’anziano genitore che per il Presidente del Tribunale Speciale.

Nel settembre del 1935, uscito dal carcere, Pertini fu inviato al confino nell’isola di Ponza, da dove, nel 1939, fu disposto il trasferimento dapprima alle Isole Tremiti e poi a Ventotene. Dopo oltre 14 anni, sacrificati ai suoi principi e alla sua coerenza, riacquistò la libertà: era l’agosto del 1943, un mese dopo la caduta del fascismo.

Tornato libero, divenne subito uno dei principali protagonisti del movimento di liberazione nazionale. Partecipò alla costituzione del Partito socialista, assumendone la guida insieme a Nenni, Saragat e Basso, così come assunse la guida, insieme al comunista Emilio Sereni e all’azionista Leo Valiani, del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (C.L.N.A.I.). Partecipò infatti alla guerra di liberazione: fu a porta San Paolo a Roma; a Firenze per l’insurrezione della città; preparò insieme a Valiani e Longo l’insurrezione del 25 aprile a Milano.

Entrato in clandestinità dopo l’occupazione tedesca, operò fino al 18 ottobre 1943, quando venne arrestato, insieme a Giuseppe Saragat, dai nazifascisti. A Regina Coeli, dove fu rinchiuso, subì durissimi interrogatori ma resistette e non tradì i suoi compagni. Condannato a morte ed incarcerato in attesa di esecuzione, il 24 gennaio 1944, grazie ad un’azione dei partigiani, evase dal carcere di Regina Coeli insieme a Saragat.

Divenuto nuovamente libero, Pertini entrò nella giunta militare centrale del Comitato di Liberazione Nazionale come rappresentante del P.S.I.U.P.

Raggiunta Milano, occupata dai Tedeschi, riorganizzò il Partito socialista, divenendone dopo poco Segretario, e diresse la lotta partigiana.

Nel luglio del 1944, dopo la liberazione di Roma, ritornò nella capitale attraversando le linee.

Nell’ottobre del 1944, ritornò a Milano, attraverso la Francia, dove arrivò in aereo, e attraversando poi il Monte Bianco. A Milano riassunse le funzioni di comando del P.S.I.U.P. e del C.L.N.A.I. Qui fu, insieme a Valiani e Longo, tra gli organizzatori dell’insurrezione della città.

Fu durante questo periodo che conobbe Carla Voltolina, allora staffetta partigiana, futura Signora Pertini.

A guerra terminata tornò alla vita civile occupandosi di giornalismo e di politica.

Infatti, uomo attivissimo, fu direttore dell’Avanti dal 1945 al 1946 e dal 1950 al 1952; nel mezzo, nel 1947, diresse Il Lavoro, quotidiano genovese.

La sua attività politica, invece, lo vide eletto, nel 1945, Segretario del Partito socialista di unità proletaria. L’anno seguente, 1946, venne eletto Deputato all’Assemblea Costituente.

In seno al partito fondò una piccola corrente il cui compito era di mediare tra le posizioni di Nenni e di Saragat: compito che non riuscì e si ebbe invece la scissione di Palazzo Barberini.

Il 1948 lo vide eletto Senatore della Repubblica e Presidente del suo gruppo parlamentare.

Successivamente venne eletto Deputato al Parlamento per cinque legislature consecutive: 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976.

Nel 1963 venne eletto Vice Presidente della Camera, della quale fu indimenticato Presidente dal 1968 al 1972.

Rassegnò anche le dimissioni da Deputato, quando il tentativo di riunificazione tra il P.S.I. ed il P.S.D.I. giunse al fallimento: dimissioni che furono respinte da tutti i Gruppi parlamentari.

L’8 luglio 1978, al termine del sedicesimo scrutinio, Sandro Pertini divenne il settimo Presidente della Repubblica italiana, incarico che lasciò, al termine del settennato, il 23 giugno 1985, divenendo così Senatore a vita, come previsto dalla Costituzione.

Dal 1985, anno della sua costituzione, al 1990 fu Presidente della Fondazione di Studi Storici “Filippo Turati”, il cui obiettivo è di conservare il patrimonio documentario del socialismo italiano.