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Giuseppe Tuzzolo

Giuseppe Tuzzolo
L'alba della democrazia tra diritto e storia

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PREFAZIONE

Questa monografia di Giuseppe Tuzzolo si inserisce nel solco di una precedente indagine uscita qualche tempo fa per i tipi del medesimo editore: la linea di continuità è nel contempo storica e metodologica.

Da un lato si riprende infatti la cronologia degli eventi laddove era stata interrotta. Dall’ultima notte del fascismo era originata una serie di accadimenti comunque drammatici, spesso tragici, più volte non facilmente decifrabili sotto il profilo giuridico-istituzionale; l’autore ha dunque ripercorso le varie tappe di quel periodo cruciale della storia italiana assumendo come momenti iniziale e finale la caduta del regime fascista e la morte del suo fondatore e principale attore.

Sotto l’altro profilo, appunto quello metodologico, si applica il medesimo angolo visuale, originale e felice nello stesso tempo, che consiste nel valutare gli avvenimenti storici esaminati anche, e per certi versi soprattutto, sotto l’aspetto giuridico: e infatti una tale prospettiva risulta particolarmente appropriata anche per l’arco temporale oggetto di questo nuovo lavoro.

La fase di transizione continua la sua evoluzione necessariamente complessa e contorta per la drammaticità degli eventi e per la difficoltà di trovare punti di riferimento; la fine del fascismo si era maturata in un quadro giuridico-istituzionale che poteva ancora assumere lo Statuto Albertino come una fonte da cui attingere: ci si poteva chiedere quanto ne fosse rimasto in vigore, se il sovrano ne avesse utilizzato correttamente gli articoli ancora sopravvissuti, se le vicende che avevano condotto alla nomina di Badoglio fossero state costituzionalmente corrette.

Ma ben presto la transizione stessa si fa progressivamente ancora più tumultuosa e si pone il problema di creare un nuovo ordine traghettando da un precedente che non esiste più: da cui una fase necessariamente magmatica, talvolta marasmatica, nella quale la monarchia vive il suo periodo più angoscioso: è ancora un punto di riferimento fondamentale, ma non più ai sensi di un autentico ancoraggio costituzionale; e, del resto, anche per gli altri attori presenti sulla scena istituzionale, si pone il problema di una legittimazione da ottenere per via empirica e fattuale.

Non di meno la monarchia può far valere una sua linea di continuità con la quale è impossibile non confrontarsi: ed ecco lo sfociare in quella scelta istituzionale demandata ad un pronunciamento popolare, in un recupero democratico contestuale all’elezione di chi è chiamato a scrivere la carta fondamentale sulla quale sarà imperniato il nuovo ordinamento.

Sembra senz’altro di dover consentire con Tuzzolo nella sua reiterata determinazione di applicare il metodo giuridico ad un periodo per il quale la semplice descrizione degli eventi, seppure attenta, minuziosa e accompagnata da approfondimenti, non può non risultare che un contributo parziale e riduttivo all’indagine scientifica.

Giampaolo Boccaccini