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Il sole sorge ancora a BAGHDAD... I sistemi politici comparati Colonizzazione e decolonizzazione
Storie di sofferenze... e non solo INTER 2010!: CAMPIONI DEL MONDO!!!!
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Giuseppe Tuzzolo

Giuseppe Tuzzolo
L'alba della democrazia tra diritto e storia

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CONSIDERAZIONI FINALI

Si chiudeva un ciclo: una lunga ed interminabile guerra con i suoi risvolti umani, sociali, morali e materiali che accompagnarono anni tragici e, per chi li ha vissuti direttamente, impossibili da dimenticare, ebbe fine anche nel suo post conflitto giuridico-istituzionale.

La sinergia tra una pluralità di elementi che andarono ad incardinarsi in un perfetto gioco ad incastro, C.L.N., alleati, partiti, operai, la Chiesa, il mondo del lavoro, la monarchia, produsse, magari inconsapevolmente, un risultato che, in quelle circostanze, si rivelò essere il più accettabile ed il meno traumatico da digerire. Una democrazia agli esordi resse i contraccolpi di un mutamento istituzionale, la continuità giuridica fu assicurata nel trapasso costituzionale da una forma di Stato ad un’altra. Certo, le tensioni non mancarono e non mancheranno ancora, ma il nostro Paese ne venne fuori con quell’audacia e con quel coraggio che il cosiddetto genio italico sa produrre nelle situazioni di disagio più estremo, quando tutto sembra perduto, ed appare impossibile realizzare quel minimo comune denominatore fatto di ordinaria sopravvivenza.

L’orgoglio, in un popolo provato da mille difficoltà, generò quella voglia di riscatto che, ahimé, per tanti anni, era inspiegabilmente mancato.

“Chi cade e sa rialzarsi”, merita il plauso incondizionato del comune sentire percepito in ogni angolo del pianeta ed estremità della terra.

Uomini e donne, da De Gasperi all’ultimo degli onesti di questo Paese, ognuno nei propri limiti e nelle rispettive possibilità, seppero fare la loro parte. E la cosa che più preme sottolineare, in un mondo che a volte oggi deborda dai canovacci consentiti, è che si operò nel più esclusivo disinteresse personale, magari animati sì dalla passione politica e dall’ideologia imperante, ma mai si antepose il proprio Io a quello della collettività ed a quella indiscriminata voglia di normalità che animava ogni ceto politico e sociale. E forse il segreto di quella generazione, che riuscì nell’intento di regalare un domani migliore del loro passato ai propri figli, fu quello di riuscire ad assorbire anche le valutazioni che non condivideva e che non le appartenevano per mentalità, cultura e tradizione. Probabilmente, l’Italia votò per la Monarchia ma scelse la Repubblica, e tutto questo, magari, forse, era nella logica di eventi che avevano prodotto lutti e sconquassi, che avevano lacerato il Paese e l’avevano disseminato di ferite ancora lontane dall’essere sanate.

Se il sud votò compatto per la monarchia, in considerazione della sua proverbiale simpatia per l’istituto regio, il nord della penisola, dove i guasti prodotti dalla guerra civile pulsavano, a dir poco, ancora odio, e gridavano vendetta, si espresse a maggioranza per la repubblica.

Si rendeva necessario ed indispensabile un taglio secco con il passato: se la monarchia aveva fatto di un’entità geografica una Patria e i “viva Verdi” urlati sulle barriere risorgimentali di ottocentesca memoria risuonavano ancora nelle menti e negli animi più avvertiti e sensibili della pubblica opinione, ma forse dai più dimenticati, dall’altra parte la connivenza fino alle estreme ed irreparabili conseguenze, col regime fascista, alimentava una tensione ed uno scontro ad oltranza che, per un suo superamento, richiedevano solo decisioni drastiche e perentorie.

Per ricominciare, si rendeva necessario azzerare tutto: un passato che non passava diventava di ostacolo alla rinascita ed alla riconciliazione.

E se anacronistiche e superate disposizioni transitorie hanno tenuto al bando dalla loro terra gli eredi della casa regnante, che in fin dei conti aveva unificato questo Paese, per più di un cinquantennio, per la commissione di errori ed orrori di cui non risultava poi essere la sola responsabile; al tempo stesso, per la tranquillità, per la serenità, per la pacifica convivenza di un Paese che voleva fortissimamente tornare a sognare, si richiedeva un atto di pacificazione che, in primis il Re volle e seppe con ineguagliabile dignità praticare.

“La nottata era passata”; le tragedie di una guerra mondiale entravano,oramai, nei libri di storia, con tante pagine bianche ancora da scrivere…, ma con la convinzione di averle definitivamente alle spalle e per sempre rimosse dalla coscienza morale e dalla civile tolleranza del popolo italiano.