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Giuseppe Tuzzolo

Giuseppe Tuzzolo
L'ultima notte del fascismo tra diritto e storia

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RECENSIONI

Nuova pagina 1

numero Settembre-Dicembre 2001


Fu colpo di stato?

L’ultima notte del fascismo

tra diritto e storia

   Il libro di Giuseppe Tuzzolo pone una lunga serie di domande: il 25 luglio si realizzò o meno un colpo di stato? La costituzione del governo Badoglio si svolse ai sensi della normativa al momento vigente? L’Italia acconsentì ad un armistizio o subì una vera e propria capitolazione? Il Regno del Sud può essere considerato uno stato sovrano? Qual è la reale natura giuridica della R.S.I.? Si può rinvenire una legittimazione giuridica nell’esecuzione di Mussolini?

   L’autore ritiene di poter accettare il rischio di una risposta ai vari quesiti proposti alla luce dell’ipotesi di lavoro sottesa all’indagine: e cioè che sia possibile e di conseguenza scientificamente doveroso esaminare gli avvenimenti alla luce di una formula interpretativa originale: rapportare alla storia il diritto, verificare il grado di rispondenza tra il fatto accaduto e la legge vigente.

   Gli avvenimenti storici, pur ovviamente richiamati e sempre presenti sullo sfondo, costituiscono soltanto il punto di partenza per lo svolgimento dell’analisi oggetto della monografia per esplicita affermazione dell’autore, è una prospettiva giuridico-istituzionale che presiede alla disamina delle varie problematiche: alla luce di una tale chiave di lettura le risposte derivano in maniera consequenziale.

   Per analizzare il comportamento del sovrano dopo l’ultima seduta del Gran Consiglio del Fascismo non occorrerà affidarsi tanto alla cronaca spicciola degli avvenimenti quanto piuttosto valutare quanto era ancora vigente dello statuto albertino pur con le modificazioni anche sostanziali che erano state apportate ad una costituzione flessibile, da un governo che si era autotrasformato in regime.

   Il fatto che Mussolini, nominato capo del governo nel 1922 dal sovrano, nel 1943 venga caducato dal medesimo monarca (inteso come figura sia fisica che istituzionale) costituisce una sorta di contrappeso storico, ovvero non è altro che la sopravvivenza del disposto statutario secondo il quale il Re nomina e revoca i suoi ministri? La risposta approfondita e documentata, conduce verso la seconda delle soluzioni prospettate, per cui anche gli sviluppi successivi saranno piuttosto nel senso dell’affermarsi di un Governo legittimo, se pure il suo consolidamento avvenne in termini non legali.

   Anche in relazione agli svariati altri quesiti che una simile indagine non può non porsi, occorre rilevare la presenza di due costanti: l’autore non si sottrae mai ad una risposta, anche quando potrebbe apparire più agevole limitarsi a prospettare una pluralità di soluzioni alternative e, in secondo luogo, l’opzione prescelta e proposta al lettore è sempre frutto di un’analisi rigorosa e conseguente alle premesse.

   Si potrà, com’è ovvio, anche non sempre consentire, ma si dovrà sempre riconoscere serietà di intenti, unita a metodologia scientifica; l’originalità di fondo non può non spingere a confortare l’autore nel proseguimento dei suoi studi e approfondimenti in materia.

Giampaolo Boccaccini