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Giuseppe Tuzzolo

Giuseppe Tuzzolo
L'ultima notte del fascismo tra diritto e storia

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RECENSIONI

Nuova pagina 1

Trimestrale di Cultura Politica

Anno XVI – Fasc. 3-4 – Luglio-Dicembre 2001


   Nel libro qui recensito pubblicato dalle Edizioni Della Vela, con la prefazione di Giampaolo Beccaccini, - Giuseppe Tuzzolo ricostruisce il complesso periodo della storia italiana compreso tra il 25 luglio del 1943 ed il 29 aprile del 1945, dedicando particolare attenzione all’aspetto giuridico-istituzionale. Egli ha l’obiettivo di studiare le vicende storiche rapportandole al diritto, verificando come lui stesso scrive "il grado di rispondenza tra il fatto accaduto e la legge vigente".

   L’argomento è trattato con una serie di risposte ad alcuni interrogativi.

   "Il mutamento del Capo del Governo, il 25 luglio 1943, avvenne nei limiti e nel rispetto della normativa vigente?

   Il sovrano ottemperò al dettato costituzionale fissato dallo Statuto Albertino ed alle altre leggi emanate successivamente ad esso, deponendo Mussolini dalla carica di Capo del Governo e nominando in sua vece Badoglio?

   Il governo Badoglio presentava i requisiti della legittimità costituzionale?

   Il contenuto della nozione di armistizio definito dall’art. 78 della legge italiana di guerra è riscontrabile negli atti giuridici internazionali firmati, rispettivamente, il 3 ed il 29 settembre 1943?

   Chi era il comandante delle forze armate operanti, ossia, il soggetto legittimato dal diritto (art. 74 della legge italiana di guerra) a concludere l’armistizio?

   Qual è stata la natura giuridica della R.S.I.?

   L’uccisione di Benito Mussolini trovava fondamento giuridico e normativo nella legge del tempo?"

   Con l’obiettivo di "gettare le fondamenta di un percorso connotato dai caratteri della giuridicità formale e sostanziale, in merito ad un periodo della nostra storia", Tuzzolo individua, contemporaneamente, i profili di legalità degli avvenimenti di quel periodo e quelli di fatto, non riconducibili al diritto.

   Così, per esempio, - da quella prospettiva l’autore, da una parte, ritiene legittimo il Governo Badoglio, dall’altra, afferma correttamente che il suo consolidamento avvenne in termini non legali, per la mancata consultazione del Gran Consiglio.

   Parimenti, il Governo di Brindisi fu sicuramente legittimo come quello Badoglio anche se fu irregolare nella sua costituzione.

   La prospettiva di indagine assunta da Tuzzolo e i suoi risultati confermano che l’effettività è il fondamento della legittimità, la quale si oppone alla legalità, determinando continue "rotture". D’altronde, se nella ricostruzione di quel periodo si prescindesse da questa consapevolezza non si capirebbe che fu attuata una decisione politica della monarchia di porre termine all’esperienza del fascismo, - ritornando alla legalità statutaria preludio dello stesso superamento della forma di stato monarchica, conseguente ad una decisione fondamentale del popolo italiano sulla specie e la forma della propria esistenza politica, nell’esercizio del potere costituente.

   Seguendo lo stesso criterio di ricostruzione storica, pongo a Tuzzolo altri interrogativi che riguardano momenti importanti del passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, i quali evidenziano che la decisione costituente fu attuata attraverso una progressiva "rottura" della legalità statutaria.

  Quali caratteri aveva la luogotenenza generale del regno del 1944?

   Era conforme allo Statuto Albertino?

   I Decreti Legislativi Luogotenenziali n. 151 del 25 giugno 1944 e n. 98 del 16 marzo 1946 che prevedevano rispettivamente l’elezione, a suffragio universale diretto e segreto, di un’Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato e il referendum sulla forma istituzionale (Repubblica o Monarchia) erano conformi allo Statuto Albertino?

   La Monarchia avrebbe dovuto accettare il referendum istituzionale?

   Qualora l’esito di quel referendum fosse stato favorevole alla forma monarchica, quale tipo di monarchia avremmo avuto?

 

Marco Mangiabene