21730

Il sole sorge ancora a BAGHDAD... I sistemi politici comparati Colonizzazione e decolonizzazione
Storie di sofferenze... e non solo INTER 2010!: CAMPIONI DEL MONDO!!!!
HOME L'autore Scrivimi

Giuseppe Tuzzolo

Giuseppe Tuzzolo
L'ultima notte del fascismo tra diritto e storia

Copertina | Prefazione | Indice | Premessa | Cronologia | Bibliografia
Album | Recensioni | Presentazioni | Interviste | Vendita on-line

RECENSIONI

Nuova pagina 1


    Già il titolo è rivelatore di quella che risulta la principale peculiarità del libro: avendo a fronte avvenimenti storici sui quali molto è stato scritto e che si possono considerare largamente analizzati e sviscerati (pur residuando dubbi e incertezze), l'autore si interroga su quale sia il referente giuridico da assumere in vari momenti cruciali delle vicende italiane comprese tra la caduta del regime fascista e la morte di Mussolini. Si tratta di un angolo visuale interessante proprio in ragione della sua originalità; i quesiti che si possono porre in una tale ottica risultano infatti numerosi e tutti meritevoli di attenzione: Mussolini si dimise o fu destituito? La Repubblica di Salò si può considerare un'entità statuale o soltanto un ordinamento giuridico di fatto? Il processo di Verona fu celebrato secondo presupposti giuridici? Mussolini fu giustiziato o assassinato?

    Naturalmente l'ambizione dell'autore può risultare soddisfatta se l'analisi è sufficientemente approfondita e penetrante; prendiamo ad esempio la prima questione affrontata: se le dimensioni del capo del Governo furono formalmente presentate, risulta altrettanto pacifico che furono imposte dal sovrano e quindi non risultano da una determinazione spontanea. Ma, dal punto di vista giuridico, la problematica è certamente più complessa: si tratta di valutare, all'interno del contesto di una costituzione in prima approssimazione flessibile quale lo Statuto albertino, che cosa risultasse ancora in vigore nel 1943, dopo le sostanziali innovazioni introdotte ad opera di un Governo che si era autotrasformato in regime.

    La conclusione di Tuzzolo, che sembra di poter condividere, è che - in ordine ai poteri del sovrano - l'articolo statutario ai sensi del quale "Il re nomina e revoca i suoi ministri" sia da considerare ancora vigente, con specifico riferimento al capo del Governo; se pertanto l'ordine del giorno del Gran Consiglio assume certo una sua incidenza sulle determinazioni del sovrano, è anche vero che il ruolo di quest'ultimo risulta decisivo, lo stesso Gran Consiglio intendendo probabilmente limitarsi ad un cambiamento di leadership all'interno del contesto fascista. Ne deriva, in una tale ottica, che il comportamento del re non si può considerare rivoluzionario né in ordine alla destituzione di Mussolini né in relazione alla nomina di Badoglio.

    Altrettanto rigorosa risulta l'analisi in relazione agli altri punti problematici oggetto della ricerca: l'autore non si sottrae mai ad una risposta, dopo aver posto a raffronto un dato cronachistico e un punto di riferimento giuridico che, si sostiene, non dovrebbe mai venir meno neppure in momenti e in periodi di particolare drammaticità e tumultuosità; se pertanto, assumendo stavolta ad esempio il processo di Verona, si ritiene di dar vita ad un procedimento giudiziario, non lo si potrà fare creando fattispecie penali non vigenti al momento dei fatti contestati. La funzione del diritto è quella di incanalare in un letto procedurale fenomeni che sarebbero altrimenti demandati alla mera logica dell'homo homini lupus.

    In conclusione, singolarità dell'approccio, rigore dell'indagine e positività dei risultati attraverso la verifica delle ipotesi di lavoro proposte risultano parimenti soddisfatti nel lavoro di Tuzzolo, che peraltro è una degli esiti di vari approfondimenti compiuti nel corso di lunghi anni di studi in materia.

Maria Grazia Parri